PER UN PUGNO DI … EURO


Con questa nuova rubrica cercheremo di spiegare quali collocazioni possa avere la verità, quante se ne contino, quante siano quelle ufficiali, le effettive, quelle negate e quante quelle accettate dalla nostra comunità, senza domande.
Noi quelle domande ce le porremo ricordando Sciascia :”La verità è nel fondo di un pozzo. Lei guarda in un pozzo e vede il sole o la luna; ma se si butta giù non c’è più né sole né luna, c’è la verità”.
Vi racconteremo “altre verità”, quelle in fondo al pozzo per l’appunto, le storie di ingiustizie, dei tanti “senza voce”, le vicende di “delinquenti incensurati” che affollano una “città distratta e sazia” ma anche ignara e complice. Le storie di povera gente e di impuniti di Stato. Le storie di vite spezzate ma anche di resistenza e solitudine.
Ho scelto di utilizzare immodestamente uno pseudonimo : Cristoforo .
Cristoforo è la sintesi e l’evocazione manzoniana dello spirito di servizio, della lotta, dell’amore per l’eguaglianza.
Cristoforo è anche il nome dell’espiazione, dell’isolamento , della parabola della forza del bene. Ma è anche la speranza di un cambiamento. E quello sarà il nostro obiettivo . Grazie
CRISTOFORO.

scrivi qui a Cristoforo


PER UN PUGNO DI … EURO

La storia di oggi è una storia da brividi. Una vicenda giudiziaria bolognese  che ha tanti responsabili “eccellenti”e un solo colpevole : la vittima stessa del reato.

Carmine C . è ancora un edile molto conosciuto nella Provincia di Bologna. In quel tratto della via Emilia che da San Lazzaro di Savena corre per le campagne di Ozzano dove ha fissato la sua residenza: una baracca senza luce e riscaldamento che divide con una figlia ammalata.

Sua moglie è scomparsa anni orsono travolta dai dispiaceri familiari e da una neoplasia che non compare sui testi clinici: il cancro giudiziario .

Carmine C., ci piace non nominare il suo cognome per pura scelta come nei film neorealisti , è quel che si dice un reduce , un sopravvissuto della legge.

Ripete la sua storia drammatica come un mantra, tormentandosi con un dito un grosso buco che campeggia sul suo abito della festa.

Carmine pensava che la Giustizia guardasse con rispetto le sue mani gonfie e tagliate di manovale non facendo caso ai buchi delle sue giacche. Credeva che davanti alla Legge la verità non avesse bisogno di profumarsi, di esibire decolleté, di imbellettarsi come una puttana. Di conoscere i congiuntivi .

Carmine C. è un individuo che i Carabinieri e un PM locale definiscono su di un atto giudiziario “di scarsissimo livello culturale , a fatica riesce  a comunicare in lingua italiana ,ignora assolutamente le procedure giudiziarie sia di carattere penale che civile”.

E’ già colpevole di questa criminale aggravante, Carmine C.

Ma è anche un primitivo Carmine C. per la Società “giudiziaria”.

E i primitivi, come noto, non hanno diritti anche quando li hanno. Difficile dunque che un primitivo possa comprendere le dinamiche giudiziarie e ancor più arduo che possa reclamare un torto subito.

Carmine C. non usa il portafoglio. Ripiega le banconote e le incarta in una mezza pagina del Carlino poi le ripone in tasca . Quando mi osserva sorridere di questo , mi dice che ai tanti Avvocati che lo hanno “difeso “ nelle aule di Giustizia quei fogli di giornale , un tempo carichi di banconote e dei risparmi di una vita, non erano sembrati così diversi dai ricercati portamonete Louis Vuitton di Galleria Cavour. L’involucro non importava a nessuno. E neppure la sua storia.

A Carmine C. lo studio della sua pratica da parte di un legale, costava  tanto contante e tanti fogli di Carlino ripiegati. Ride, dicendomi di aver acquistato più copie lui del Carlino negli ultimi 15 anni  che l’edicolante che gestisce l’edicola di Piazza Maggiore. E non certo per leggere le cronache locali ma per ripiegare i suoi risparmi nella carta stampata.

Carmine C. nel 1989 ha un’attività solida, ha costruito nel Comune di Ozzano dell’Emilia ben 182 case. Poi d’improvviso il crollo.

Carmine C. non riesce a vendere alcuni immobili e due fornitori ne chiedono il fallimento: il debito ammonta a soli 26 milioni di lire. Ventisei milioni di lire suddivisi per 14 milioni a una società di Medicina e 12.000.000 di lire un’altra di Rava di Lugo.

Ottenuto il fallimento per 26 milioni è la volta delle Banche creditrici questa volta per un importo ben maggiore: 550 milioni di vecchie lire.

Carmine C. e’ ufficialmente fallito. La procedura fallimentare viene definita attraverso un concordato che prevedeva  l’assunzione di tutti i debiti del fallito da parte di un soggetto terzo assuntore del concordato con successivo trasferimento a favore di quest’ultimo di tutte le attività fallimentari nonché di numerosi beni immobili (quasi tutti terreni edificabili) di proprietà di Carmine C.

L’assuntore del concordato diventava quindi , su riconoscimento del curatore, proprietario di tutto il patrimonio di Carmine C .

Attenzione però a ciò che accade durante la procedura fallimentare .

Ma quanto è appetibile il  fallimento di Carmine C. se le attività risultano visibilmente superiori alle passività? Se ne accorgono in tanti. Primo fra tutti il curatore fallimentare che con la complicità di un perito sottostimava deliberatamente il patrimonio di Carmine C.

In che modo? Escludendo il valore di alcune attività e sottovalutando determinati beni.

Perché? Per creare la falsa apparenza che la procedura non fosse capiente e per favorire il soggetto assuntore del concordato che in questo modo avrebbe acquisito uno sconfinato patrimonio immobiliare a costi irrisori.

Si copriva il debito ma, in altre parole, si sottostimava la proprietà immobiliare del fallito conformandola al debito.

Il fallito, in un procedura regolare, avrebbe conservato il suo patrimonio immobiliare, ampiamente capiente rispetto ai debiti, o avrebbe potuto ricevere un forte conguaglio. Avrebbe chiuso il fallimento e ripreso a lavorare dopo aver ottenuto piena riabilitazione.

E invece non andranno così le cose per Carmine C.

Questo avveniva perché il curatore fallimentare consigliava a Carmine C. un legale che insieme al primo proponeva di avviare un progetto di concordato che prevedesse che una terza società assumesse i debiti di Carmine .

In cambio, Carmine C. avrebbe ottenuto un dignitoso conguaglio in denaro.

Peccato che il perito nominato dalla procedura, su indicazione del solito curatore, avesse sottostimato alcuni lotti e omesso dalla stima il valore di altri beni (terreni) che intanto erano diventati oggetto di procedura espropriativa da parte del Comune di Ozzano.

In altre parole, il terzo assuntore del concordato (una Impresa locale) diveniva proprietaria di un ingente patrimonio immobiliare a cifre ridicole.

Ma ecco il colpo di scena: il curatore fallimentare e il legale di Carmine C. avevano avuto, precedentemente all’ avvio della procedura, rapporti di collaborazione con la società assuntrice del concordato.

Attenzione, avviata la procedura il legale di Carmine C., assumeva le vesti di patrocinatore della Ditta assuntrice del Concordato e affidava la difesa di Carmine C. alla propria moglie, un legale bolognese.

Il perito nominato dal curatore, colui che aveva sottostimato le proprietà di Carmine C, diventava Direttore dei Lavori di importanti lavori di edificazione immobiliare sui terreni acquisiti dalla procedura.

Per conto di chi vi chiederete !?.…… semplice: direttore dei lavori dell’impresa assuntrice del concordato.

La vicenda è inquietante e sconvolgente. Carmine C. è spogliato di ogni bene e dichiarato fallito.

Il Comune di Ozzano ha nel frattempo espropriato ingenti terreni a Carmine C.

Cosa fa l’Ente Pubblico? Liquida direttamente all’assuntore del concordato l’indennità dei terreni espropriati  a Carmine C. che seppure non menzionati e stimati nella perizia costituivano massa fallimentare e venivano inclusi nel concordato.

La società assuntrice del concordato chiuderà l’attività rilevata con il suddetto concordato non dichiarando utili ma liquidando i compensi ai “professionisti” di cui sopra.

Nessun utile salvo che per i compensi dei professionisti di cui sopra.

Una storia agghiacciante.

Cosa fa dunque Carmine C ?

Si rivolge al Tribunale di Bologna. Spunta una audiocassetta nella quale Carmine C. ha registrato una conversazione compromettente tra curatore e legale. E’ l’ennesima prova regina.

Nel frattempo Carmine C. ha denunciato e ridenunciato tali fatti all’Autorità Giudiziaria e ai Carabinieri in particolare.

Uno di questi, un “sensibile carabiniere”, gli consiglierà come legale la propria moglie, una nota Avvocatessa locale e di sinistra.

Carmine C. costruirà “in economia” la casa al “sensibile Carabiniere” e alla consorte sperando in un positivo esito della sua drammatica vicenda. Riceverà compensi da fame per i lavori effettuati.

Carmine C., nel corso della procedura fallimentare, costruirà ancora una palazzina su due livelli al curatore fallimentare nella speranza  di un aiuto.

Per contro, il curatore non verserà a Carmine C. ben 180 milioni di lire per l’edificazione di quella sontuosa villetta.

Carmine C. denuncerà tutto alla Procura della Repubblica di Bologna che non ravviserà reati .

Nessun reato neppure in ordine al versamento da parte di Carmine C. allo stesso curatore di un assegno di 100 milioni di lire ottenuto con la promessa di salvargli il 50 % della proprietà dal fallimento.

Insomma niente di niente. Possibile? E sul fronte delle responsabilità della Pubblica Amministrazione?

Niente. Niente neppure rispetto alle condotte di due Sindaci di Ozzano ampiamente coinvolti in tutte le suddette procedure espropriative dei terreni di Carmine C.: terreni ceduti dalla Società assuntrice del concordato al costo irrisorio di 45 milioni di lire a fronte di un valore di sette miliardi di lire e in località dove oggi, conosciute cooperative locali hanno edificato ben 214 immobili.

Eppure a ben vedere, Carmine C., da individuo dotato“di scarsissimo livello culturale, a fatica riesce a comunicare in lingua italiana, ignora assolutamente le procedure giudiziarie sia di carattere penale che civile” nel 1994 aveva denunciato al “sensibile carabiniere” quale fosse stato il prezzo richiesto perché una sua proprietà agricola fosse inserita nel Piano Regolatore del Comune di Ozzano Emilia.

Carmine C. aveva ricevuta la esplicita richiesta da parte di un esponente comunale di un ‘auto e di una villetta da edificarsi . Ma tanto a che serviva denunciare una sequela di episodi di corruzione , palesi , espliciti , osceni?

Il PM G. (nome omesso) di Bologna archivierà il caso non ravvisando reati. E il GIP Castore sempre di Bologna soltanto nel 2004 ravviserà invece reati ormai prescritti. Drammaticamente prescritti secondo logiche impossibili da tollerare in un contesto democratico.

La coda di questa storia è ancora più drammatica: Carmine C., perduto ogni avere, da uomo disperato diventa la merce di avvocati di ogni risma, di faccendieri, di costruttori di illusioni di giustizia.

Scrive Carmine C.. Scrive al Presidente della Repubblica, alla Direzione Nazionale Antimafia, al CSM …invano. Tutti si dichiarano incompetenti rispetto alla sua disavventura. E’ univoca la risposta : la competenza è della Procura di Bologna.

Un nodo scorsoio ,dunque . Un circolo vizioso parrebbe.

Allora Carmine C. scrive alla Procura di Ancona, competente sul Distretto di Bologna, e scrive di quel magistrato che non ha inteso comprendere le evidenze dei fatti.

La Procura di Ancona giudica confusa la ricostruzione di Carmine C. . Per i Giudici bolognese non si può imputare negligenza alcuna al PM bolognese che ha invece agito con zelo in una complessa indagine .

Però la Procura di Ancona quel PM lo iscrive a modello 21. Lo iscrive cioè nel registro degli indagati con tanto di nome e cognome.

Dopo poco e senza accertamento alcuno, la Procura di Ancona chiede però l’archiviazione.

A carico di chi ? A carico di persona da identificare.

Quindi la persona indagata, il PM che ha nome e cognome, è divenuta adesso una persona da identificare .Uno sconosciuto ignoto. La sua reputazione potrebbe esserne forze compromessa?

Carmine C. non si arrende e attraverso un legale di Bologna propone opposizione a quell’archiviazione. Per lui vi sono dei reati anzi rappresenta ancora un nuovo episodio di corruzione. Lo dettaglia attraverso il suo legale e chiedendo espressa audizione di testimoni .

Durante la drammatica procedura di concordato, “il sensibile Carabiniere” , ricordate quello che aveva messo a disposizione la propria moglie quale legale di Carmine C., si sarebbe “anche” offerto di “mediare “ con il PM titolare dell’indagine bolognese e suo asserito amico .

Carmine C. avrebbe dovuto “omaggiare” il PM di tre biciclette di lusso, una per ogni componente del nucleo familiare del magistrato. Carmine C cita  testimoni.

Carmine C. obbedisce quindi al Carabiniere e acquista tre costosi regali che sarebbero pervenuti al PM indicato in atti ancora con nome e cognome .

A questo punto accade l’inverosimile. L’avvocato che assiste Carmine C. e che aveva presentato opposizione al GIP di Ancona, rimette il mandato a pochi giorni dal Udienza in Camera di Consiglio fissata dal Gip di Ancona .I motivi non sono chiari ma l’avvocato si ritira e Carmine C. apprende tardivamente tale circostanza inspiegabile o spiegabilissima, se volete.

L’udienza, come si legge nei verbali, va deserta .

Il GIP indica nell’indagato una “ persona da identificare” . Ma come , si domanderà chi legge, ma non vi era un PM bolognese iscritto a modello 21 con tanto di nome e cognome?

Ed ecco alcuni giorni dopo il dispositivo del GIP di Ancona:

L’episodio corruttivo, o presunto tale , è così menzionato nel dispositivo del GIP che torna a dare una identità alla “persona da identificare “ citando il nome del PM bolognese e frettolosamente  la vicenda delle biciclette .

Il GIP reputa di poter convenire con il PM circa la mancata individuazione di specifici comportamenti attivi o omissivi tenuti  e penalmente rilevanti ascrivibili al PM di Bologna .”

Nessun colpevole dunque e nessun specifico comportamento a fronte di una dettagliata , per quanto presunta e da accertare , condotta costituente reato gravissimo .

Carmine C . non ha perduto la speranza di morire vedendo raccontata la propria storia di uomo mutilato da un sistema  .

I protagonisti di tale vicenda  non hanno conosciuto alcuna sanzione di legge e operano liberamente sul territorio emiliano.

I fatti sono scrupolosamente verificati e desunti da atti giudiziari . L’estensore si assume ogni piu’ esclusiva responsabilità a riguardo .

Ps.

Oggi il “sensibile carabiniere” è stato rinviato a giudizio per concussione e rivelazione di segreto d’ufficio per una altro caso.

CRISTOFORO

2commenti
  1. Giuseppe Bicocchi

    11 ottobre 2010 at 23:32

    Leggendo questo viene da chiedersi: bisogna avere più paura della “giustizia” o della criminalità?

    Rispondi
  2. Andrea

    1 giugno 2011 at 16:37

    W l’Itali!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

    Rispondi

Rispondi a Giuseppe Bicocchi Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *