Carlo Sabattini: un morto del diritto


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Oggi parliamo del ricordo di Carlo Sabattini un contadino-dissidente fatto rinchiudere nel manicomio giudiziario di Castiglion dello Stiviere dall’allora Pretore di Modena Luigi Persico, una figura di Magistrato che ritroveremo negli anni in molte vicende di cronaca giudiziaria bolognese.

Una storia drammatica la sua, che conoscono in pochi. Un uomo contro le imprese inquinanti che sotto gli occhi di tutti uccidevano il suo terreno di contadino, quando i comunisti emiliani avevano ancora maggioranze bulgare e le questioni ambientali poco sentire. Carlo Sabattini, contadino e figura eminente di ecologista ante litteram, aveva iniziato una lunga battaglia contro le aziende inquinanti e i soprusi della casta del Modenese. Una battaglia isolata, scomoda, invisa alla Magistratura, ai Sindaci, ai poteri forti locali. Una storia da raccontare ai giovani, ai propri figli come recentemente ha fatto Davide Celli, in un capitolo del suo libro“Storia di un nemico del popolo“.

La forza di Carlo Sabattini, uomo libero “internato” dal Pretore Persico perché affetto da delirio cronico e perché reo, su denuncia di un Sindaco in quota PCI, di aver attaccato manifesti di protesta per le strade della città è la storia di questa Emilia sempre uguale. L’Emilia che non si può discutere e che diventa istituzionalmente violenta fino a uccidere, isolare e ad “internare“ chi è scomodo, chi non ci sta, chi dice di no alla casta dei potentati politico – massonici di queste ricche contee.

L’Emilia dei salotti, della Giustizia ad orologeria, delle divise infedeli, dei baratti politico– giudiziari, delle massonerie, queste congreghe trasversali neppure pronunciabili, che decidono le nostre sorti dalla A alla Z. Delle mafie. L’Emilia dunque che non si può dire e che se si dice arriva ad uccidere, violenta, soffoca, condanna. L’Emilia dei professionisti della legge. Dei circoli della Caccia. Delle coppole. Dei cappucci. Dei Sindaci “insindacabili”. Dei baroni della medicina, delle cricche della politica.

La storia di Carlo Sabattini è una storia di estremo amore per la verità, per la collettività. Aveva compreso che si poteva puntare il dito contro chi ci inquina, contro le Istituzioni colluse con gli inquinamenti, contro i batteri dell’illegalità. Aveva capito annusando gli scarichi delle fabbriche direttamente nel suo agro che quei liquami erano anche politici, istituzionali, erano di tutti e su tutti. Ma era un uomo solo. E ad un uomo solo e povero è facile attribuire il reato di follia. Carlo morirà in ospedale dopo aver subito un pestaggio squadristico da parte di tre attivisti del PCI nell’oscurità di un parcheggio di una Festa dell’Unità….no , non siamo nel 45 .. il fatto è post bellico …ma ha radici antiche. Sopprimere il diverso, lo scomodo è un morbo antico. Ucciderlo, per un gioco del destino proprio nel luogo del tortellino e della cultura aperta. Moriva in un parcheggio mentre i soliti parlavano sul palco e gli altri giu’ ad applaudire col lambrusco in mano.

Il prevedibile finale di una vita contro: la fine di Rostagno, di Impastato, di vittime della Mafia che al Sud esiste e che qui è un prodotto di mimesi. La morte di uno che “se l’era andata a cercare” ..parafrasando Andreotti su Giorgio Ambrosoli .

A quest’uomo va il pensiero e la riconoscenza di chi ha scelto di dire di no. A chi ogni giorno dedica alla conoscenza e allo studio dell’illegalità istituzionale un momento della propria vita senza rassegnarsi mai. E mettendo in conto che, anche se non si crede, ci si può per questo morire, nella civile, splendente e sozza Emilia, a colpi di lupara o di carta bollata.

Vediamo cosa diceva La Repubblica del 1985

Cortei, petizioni, autodenunce, ricorsi in tribunale e controperizie. 200 firme ogni ora ai banchetti in centro, documenti di protesta inviati al presidente Pertini, gente che da tutta Italia scrive ai giudici “denunciatemi, anch’ io dissento e quindi sono pazzo”. Accade a Modena alla vigilia del voto per le elezioni amministrative del 12 maggio. la storia di Carlo Sabbatini, il contadino ecologo, capolista dei “verdi” nelle elezioni comunali, rinchiuso il 9 aprile nel manicomio giudiziario di Castiglion delle Stiviere dopo una ordinanza del pretore Luigi Persico. L’ ultimo atto di questa intricata vicenda l’ hanno firmato nei giorni scorsi i membri della commissione elettorale di Nonantola, un grosso paese alle porte di Modena dove abita “l’ ecologo pazzo”. “Sabattini – hanno dichiarato – potrà votare ed essere votato il 12 maggio, ma – se resterà ancora in manicomio, non potrà usufruire dei suoi diritti civili per il referendum sui tre punti di contingenza”. “Con questa decisione”, dicono i radicali, “continua la persecuzione nei confronti di Sabattini. Se lui verrà eletto, infatti, sarà la commissione elettorale e poi il consiglio comunale a destituirlo dal suo incarico”. La storia di Carlo Sabattini comincia molti anni fa. un contadino “strambo”, con il pallino dell’ ambiente. Non gli vanno giù industrie e officine inquinanti. E così, per mesi, tempesta sindaci e assessori con denunce e esposti. Ne collezionerà 114. Attacca manifesti, scrive slogan sui muri. E il suo quasi mai è un linguaggio diplomatico. In tanti anni colleziona decine di denunce. Finora è stato condannato tre volte, dodici procedimenti sono fermi in Cassazione, 23 sono stati spostati a Firenze per competenza. Troppi per la magistratura modenese, che nei mesi scorsi ha chiesto a tre psichiatri di visitarlo. Il responso finale è stato inequivocabile. Carlo Sabattini – hanno certificato – è “affetto da delirio cronico, è socialmente pericoloso. Conviene internarlo”.

Una decisione che ha scatenato il putiferio. Il primo maggio un centinaio di “verdi” ha girato in corteo per le vie del centro. Sui loro cartelli c’ era scritto: “Io dissento e quindi sono matto”. Centinaia di “verdi” e “libertari” da tutta Italia stanno firmando un documento di autodenuncia: “Chiedo di essere internato perchè anch’ io come Sabbatini faccio della verità un progetto di vita (è una delle formule scelte dai tre psichiatri per internare il contadino verde) e quindi esprimo un idealismo delirante e socialmente pericoloso”.

Del caso ora sono state interessate le sedi di Amnesty international di Parigi e Londra. Ma la battaglia prosegue anche sul terreno psichiatrico e giudiziario. Quattro psicanalisti visiteranno nei prossimi giorni Carlo Sabattini per preparare una contro perizia. Due ricorsi sono nelle mani dei giudici. Tutti e due chiedono il ritiro del provvedimento e l’ immediata libertà di Sabattini. Pare un paradosso. Ma Carlo Sabattini – se resterà rinchiuso nel manicomio di Castiglion delle Stiviere – potrà essere eletto (e magari poi venir dichiarato decaduto dal consiglio comunale), ma non potrà votare. Per infilare la scheda nell’ urna deve uscire da quel carcere. E può liberarlo soltanto la magistratura. Il contadino “pazzo” intanto continua a restarsene nella sua cameretta in manicomio. Dal 9 aprile ha incontrato soltanto i medici, qualche parlamentare e due esponenti della lista verde che hanno ottenuto l’ autorizzazione a visitarlo tutti i giorni. Si sa che sta bene, “si sente un animale in gabbia, ma riesce a mantenere la calma”. Con l’ ultima visita ha mandato all’ esterno un messaggio. “Grazie, amici, per la solidarietà – ha scritto rivolto a chi in queste settimane gli è stato vicino – ma mi raccomando, votate verde e contro l’ inquinamento”.

Leggete adesso con molta attenzione le parole di Giorgio Antonucci , lo psichiatra che ha seguito il caso Sabattini .

Nel libro di Giorgio Antonucci “Il pregiudizio psichiatrico” (ed Eleuthera) si trova descritto il caso di Carlo Sabattini, di cui il dottor Antonucci si è occupato come perito della difesa. Carlo Sabattini è stato internato nel manicomio giudiziario di Castiglione dello Siviere nel 1985, in seguito a una denuncia del sindaco di Modena appoggiata dalla perizia di tre psichiatri, che avevano dichiarato Sabattini malato di mente pericoloso. La vicenda era inziata a causa di un episodio davvero “pericoloso”: il ritrovamento di alcuni volantini che erano attaccati così bene ai muri della città che era difficile staccarli (!).

Antonucci fa notare con ironia che proprio in quegli anni tutta la stampa occidentale parlava di Sacharov, dissidente russo internato in psichiatria perché le sue idee erano troppo scomode per il potere sovietico, ma dicevano poco o niente di Sabattini, capolista dei Verdi nel Comune di Modena, noto per le sue iniziative di denuncia (non solo rispetto alle questioni ecologiche), internato in un manicomio perché non c’era altro modo per fermare la sua azione politica:

Sono andato a trovarlo, ho parlato con lui e l’ho trovato persona estremamente consapevole e cosciente di quello che era accaduto. Con serenità mi ha detto: ‘Non guardate chi è Sabattini. Stando qui dentro al manicomio giudiziario potrebbe anche innervosirsi. Guardate piuttosto i documenti delle vertenze giuridiche di cui mi sono occupato”. Così mi ha fatto vedere i documenti con i quali ha formato un ‘libro bianco’, mandato alla Federazione provinciale del Partito Socialista di Modena, che a sua volta lo ha trasmesso al presidente Pertini perché lo sottoponesse all’esame del Consiglio Superiore della Magistratura. Sabattini ha infine ribadito: ‘Guardate i documenti e decidete, invece di mettere da parte me con dei pretesti.’ (…)
Se per ipotesi Sabattini fosse stato uno che diceva sciocchezze, forse non sarebbe stato internato, perché non ci voleva molto a smentirlo. Ma proprio perché era difficile smentirlo, l’unico modo era internarlo in manicomio e farlo dichiarare pazzo dagli psichiatri che svolgono appunto questo compito al servizio del potere.

Dicono che Sabattini avrebbe, per usare le loro parole, un ‘delirio rivendicazionista’. Questo significherebbe che una persona che come il Sabattini fa delle precise, documentate rivendicazioni, non è un cittadino che difende i suoi diritti, come penso io e come pensano i suoi elettori, ma è uno che ha il difetto di protestare: così si vede che per i periti psichiatri del giudice il protestare contro le autorità è un difetto, che finisce per diventare una malattia.

Dicono ancora i periti del giudice che Sabattini soffrirebbe di ‘altruismo morboso’: sfiderei chiunque a spiegare il contenuto di questo concetto. Anche la capacità di Sabattini a formarsi una cultura giuridica da autodidatta sarebbe secondo loro un sintomo di malattia. Infine lo accusano di proselitismo: vale a dire di farsi dei proseliti, come fa ogni politico e ogni cittadino che si occupa dei diritti collettivi.

Come si vede, ogni caratteristica positiva viene trasformata in un carattere negativo. Ma non basta: i caratteri negativi così arbitrariamente ottenuti vengono raccolti in un concetto immaginario di malattia. In ogni modo anche se Sabattini si sbagliasse nelle sue critiche e nelle sue denunzie, sarebbe un cittadino che fa degli errori nel
difendere i diritti della collettività, non certo uno da definire matto e da mettere in manicomio giudiziario. (…) Sabattini è stato liberato dopo circa tre mesi d’internamento, con una modifica, da parte del tribunale, della formula con cui era stato internato. Ma ha dovuto aspettare più a lungo per essere liberato dal marchio che gli hanno applicato gli psichiatri.” [brano tratto da “Il pregiudizio psichiatrico” di Giorgio Antonucci, ed Eleuthera.]

Al Carlo Sabattini che è in noi .

Cristoforo.

12commenti
  1. Davide Celli

    9 dicembre 2010 at 22:03

    Sono veramente felice che qualcuno si sia finalmente ricordato di Carlo Sabattini un eroe affondato negli oceani della dimenticanza, un perseguitato cancellato dalla storia dell’Emilia, un precursore che è riuscito a precedere di molti anni il francese Bovè. Detto questo credo che la vita di Carlo sia prima di tutto una grande storia e mi basterà dire che quando ho sentito parlare di lui per la prima volta – e accadde del tutto casualmente – ho percepito una sorta di vibrazione interna e da quel momento un demone oscuro si è impossessato della mia vita. Il desiderio di ricostruire una ballata epica facendola rivivere all’interno di una storia più complessa non mi ha più abbandonato da allora, ma per riuscire ad evocare lo spirito del tempo avevo un disperato bisogno di dettagli, fatti, circostanze. Per questo ho incominciato a cercare qualcuno che lo avesse conosciuto personalmente incontrando un muro di diffidenza da parte di molte persone, nulla di che stupirsi dato che a quel tempo ero molto più conosciuto come politico che non come scrittore. Ma chi la dura la vince e ho fortunatamente conosciuto la moglie di Carlo che, con grande generosità, mi ha consegnato l’intero archivio fotocopiato del marito. La cosa sul momento mi colpì molto – in fondo per lei ero solo uno sconosciuto, grasso e malvestito, che di punto in bianco aveva bussato alla sua porta chiedendo informazioni sul marito scomparso da tempo. Solo ora, a distanza di tanto tempo, credo che Lina, questo è il nome della moglie di Carlo, abbia voluto abbandonare l’anima cartacea del marito, non tanto nelle mie mani, quanto in quelle del destino. Era chiaro che non avrei mai potuto mancare le aspettative e sono felice per questo di essere riuscito a ricostruire la vita di quello che ritengo essere stato, come ho già ribadito, il primo ecologista emiliano, un antesignano del movimentismo verde, puro, disinteressato e fine a se stesso.

    Davide Celli

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  2. Davide Celli

    9 dicembre 2010 at 22:03

    Sono veramente felice che qualcuno si sia finalmente ricordato di Carlo Sabattini un eroe affondato negli oceani della dimenticanza, un perseguitato cancellato dalla storia dell’Emilia, un precursore che è riuscito a precedere di molti anni il francese Bovè. Detto questo credo che la vita di Carlo sia prima di tutto una grande storia e mi basterà dire che quando ho sentito parlare di lui per la prima volta – e accadde del tutto casualmente – ho percepito una sorta di vibrazione interna e da quel momento un demone oscuro si è impossessato della mia vita. Il desiderio di ricostruire una ballata epica facendola rivivere all’interno di una storia più complessa non mi ha più abbandonato da allora, ma per riuscire ad evocare lo spirito del tempo avevo un disperato bisogno di dettagli, fatti, circostanze. Per questo ho incominciato a cercare qualcuno che lo avesse conosciuto personalmente incontrando un muro di diffidenza da parte di molte persone, nulla di che stupirsi dato che a quel tempo ero molto più conosciuto come politico che non come scrittore. Ma chi la dura la vince e ho fortunatamente conosciuto la moglie di Carlo che, con grande generosità, mi ha consegnato l’intero archivio fotocopiato del marito. La cosa sul momento mi colpì molto – in fondo per lei ero solo uno sconosciuto, grasso e malvestito, che di punto in bianco aveva bussato alla sua porta chiedendo informazioni sul marito scomparso da tempo. Solo ora, a distanza di tanto tempo, credo che Lina, questo è il nome della moglie di Carlo, abbia voluto abbandonare l’anima cartacea del marito, non tanto nelle mie mani, quanto in quelle del destino. Era chiaro che non avrei mai potuto mancare le aspettative e sono felice per questo di essere riuscito a ricostruire la vita di quello che ritengo essere stato, come ho già ribadito, il primo ecologista emiliano, un antesignano del movimentismo verde, puro, disinteressato e fine a se stesso.

    Davide Celli

    Rispondi
  3. Valerio Giuliano

    9 dicembre 2010 at 22:15

    sarebbe interessante conoscere la sorte degli assassini, che dal dopoguerra fino al 1985 nel caso in esame, riproponevano le eliminazioni degli avversari politici del famoso triangolo rosso emiliano

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  4. Cristoforo

    10 dicembre 2010 at 05:49

    Grazie Davide . Il nostro è solo un minuscolo tributo nei confronti di una figura eminente ma poco conosciuta della RESISTENZA emiliana e non solo .
    Una figura che non si celebra nei pomposi discorsi del 25 aprile perchè di altra RESISTENZA si tratta .
    Un genere di Resistenza di cui ci piace parlare dalle pagine di questo blog e che solitamente non costituisce fonte di indotto politico /elettorale …anzi …
    Carlo fu una figura esemplare di partigiano e una vittima del dovere. Del dovere civile.
    Grazie Valerio,
    Perchè ci parli di integralismo e questa è materia ostica nell’Emilia del tortellino.
    Un abbraccio
    Cristoforo

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  5. Cristoforo

    10 dicembre 2010 at 21:30

    Grazie Davide , ovviamente consigliamo la lettura di questo bellissimo testo.

    Rispondi
  6. Sharron Clemons

    21 dicembre 2010 at 23:21

    Grazie Davide , ovviamente consigliamo la lettura di questo bellissimo testo.

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  7. Latoya Bridges

    22 dicembre 2010 at 10:32

    Sono veramente felice che qualcuno si sia finalmente ricordato di Carlo Sabattini un eroe affondato negli oceani della dimenticanza, un perseguitato cancellato dalla storia dell’Emilia, un precursore che è riuscito a precedere di molti anni il francese Bovè. Detto questo credo che la vita di Carlo sia prima di tutto una grande storia e mi basterà dire che quando ho sentito parlare di lui per la prima volta – e accadde del tutto casualmente – ho percepito una sorta di vibrazione interna e da quel momento un demone oscuro si è impossessato della mia vita. Il desiderio di ricostruire una ballata epica facendola rivivere all’interno di una storia più complessa non mi ha più abbandonato da allora, ma per riuscire ad evocare lo spirito del tempo avevo un disperato bisogno di dettagli, fatti, circostanze. Per questo ho incominciato a cercare qualcuno che lo avesse conosciuto personalmente incontrando un muro di diffidenza da parte di molte persone, nulla di che stupirsi dato che a quel tempo ero molto più conosciuto come politico che non come scrittore. Ma chi la dura la vince e ho fortunatamente conosciuto la moglie di Carlo che, con grande generosità, mi ha consegnato l’intero archivio fotocopiato del marito. La cosa sul momento mi colpì molto – in fondo per lei ero solo uno sconosciuto, grasso e malvestito, che di punto in bianco aveva bussato alla sua porta chiedendo informazioni sul marito scomparso da tempo. Solo ora, a distanza di tanto tempo, credo che Lina, questo è il nome della moglie di Carlo, abbia voluto abbandonare l’anima cartacea del marito, non tanto nelle mie mani, quanto in quelle del destino. Era chiaro che non avrei mai potuto mancare le aspettative e sono felice per questo di essere riuscito a ricostruire la vita di quello che ritengo essere stato, come ho già ribadito, il primo ecologista emiliano, un antesignano del movimentismo verde, puro, disinteressato e fine a se stesso. Davide Celli

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