OGNUNO SI GUARDA L’OMBELICO!


Bologna ha uno degli atenei più forti al mondo nel campo umanistico. Siamo al 17°posto . Lo dice in questi giorni la classifica degli studiosi mondiale, il QS World University Rankings 2010. Prima di noi ci sono atenei come la Berkeley americana (1°) o la Sorbona (12°). Siamo piazzati anche per quanto riguarda le Scienze sociali e il management (78° al mondo) anche se non siamo al meglio per quanto riguarda “discipline più sofisticate” come Ingegneria e Tecnologia, Medicina o in termini di qualità complessiva dell’Ateneo. Questo dato è ricchezza, innovazione, economia.

Andrebbero fatte analisi su quanto queste “discipline più sofisticate” siano portanti per l’economia regionale o su come far crescere ancora la qualità umanistica in termini di ritorno per la qualità della vita e il benessere economico locale.

Con una ripresa economica così lenta si fa sempre più debole il welfare bolognese. L’economia locale non riprenderà spontaneamente la sua strada se non c’è iniziativa. Un buon dato come questo delle facoltà umanistiche dovrebbe spingere alla creatività. Magari con una politica locale indirizzata a costruire sinergie economiche tra gli attori di peso per ampliarne lo sviluppo. Magari! Ma di tutto questo non c’è traccia nelle discussioni pubbliche. Ognuno si guarda l’ ombelico. Si discute di primarie per il Sindaco tra contenuti vuoti e apparati di partito che si fanno la guerra per un po’ di potere momentaneo.

L’imprenditore bolognese innovatore e geniale, vera fonte di ricchezza, non trova più ossigeno in una realtà asfittica che vive uno scollamento abissale tra la propria classe dirigente politica e i propri cittadini.

Sui giornali anche l’ottimo dato del settore umanistico non viene osservato per fare valutazioni, investimenti, guardando a possibili partnership, facendo analisi strategiche di come migliorare i punti deboli e quali sinergie costruire per produrre lavoro ed economia da meglio distribuire per chi vive e crea questa posizione. L’approccio valido è il solito: crogiolarsi nel bel mondo antico del mito emiliano: siamo ancora bravi perché abbiamo fatto grandi cose in passato. Mostrare che alla fine dei conti anche con uno scadere radicale della qualità della vita e della relazioni umane possiamo andare avanti così per l’eterno, sigillati in una teca.

Ma questo eternò non dura. Non può durare!

Nelle città europee cadute nella recessione economica si riprende solo chi si da da fare. Chi non fa nulla collassa verso la povertà e il provincialismo, rendendo la città una ricchezza solo per pochissimi. E noi siamo già in questa situazione da tempo. A ridare fiato alle città sono i giovani imprenditori, attratti dagli ambienti stimolanti e dai tessuti economici vibranti. A Bologna manca questo respiro profondo con nessuno che fa da stimolo al processo.

Bologna ha bisogno di uno scossone. La gente lo vuole. Concretamente. Non a parole. Chiunque glielo darà avrà grandi risultati .

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