Scuole private Bologna, costano 1mln. Comune ne butta 8 l’anno


Il referendum sul finanziamento alle scuole paritarie di Bologna divide la città. La spesa è di 1 milione di euro. Tanti leader e personalità nazionali, da Prodi a Margherita Hack a Stefano Rodotà hanno preso una posizione. Ma a 5 giorni dal voto scopriamo che il Comune spende dagli 8 agli 11 milioni annui, dal 2008, per servizi scolastici che dovrebbe pagare lo Stato.

Il Sindaco di Firenze, Matteo Renzi, lo ha fatto con un semplice accordo. Il Comune di Bologna potrebbe fare lo stesso e recuperare le risorse per destinarle ad altri servizi compresa la scuola. Piange miseria perché non riceve soldi dallo Stato. Contemporaneamente statalizza le sue scuole per mancanza di risorse ma si accolla la grandissima parte dei costi! LEGGI TUTTI I DOCUMENTI

Bologna – Bello l’esercizio di democrazia partecipata di Bologna con il referendum consultivo sulle scuole paritarie. Si sa, non ci sono soldi. E i proponenti il referendum dicono che se si utilizzassero le risorse destinate alle scuole private non si avrebbero bimbi in attesa in quelle pubbliche e meno precariato fra i dipendenti. E allora si tratta di es

primersi sul contributo di 1 milione di euro che il Comune versa ogni anno alle 28 scuole materne private e paritarie che seguono 1736 bambini. Referendum consultivo che significa che sarà poi comunque la politica a decidere come interpretarne il risultato. Ma si resta stupefatti se si scorre il Bilancio del settore istruzione del capoluogo degli ultimi anni.
Il Comune di Bologna spende 11 milioni di euro nel 2009, 9 milioni di euro nel 2010 e circa 8 milioni nel 2011 (ultimo anno consultabile) per delle scuole superiori, gli Istituti Aldini Valeriani e Sirani che sono già passati allo Stato a partire dall’anno scolastico 2008/2009. La delibera del consiglio comunale (PGN 183443/ 2008 del 28. 01. 2008 data in cui l’attuale sindaco Virginio Merola era assessore all’urbanistica) recita le motivazione: “non avendo il Comune alcuna competenza in materia di istruzione superiore, e rischiando di non poter nemmeno garantire, in relazione agli assetti della finanza locale, le risorse adeguate alle esigenze dell’istituto”. Il Comune di Bologna è così deciso in questa scelta che motiva dicendo che “il 53% degli allievi” di questi istituti risultano di “provenienza esterna al Comune” (come se arrivassero dalla Luna e non dalla provincia; Bologna è anche Città Metropolitana ed ha iniziato la procedura per diventarlo da più di un decennio). Bene, l’intento è chiaro! Ma il Comune chiude un accordo con il ministero competente (è sindaco Sergio Cofferati) che però “esclude ogni forma di passaggio nei ruoli statali del personale”! Accordo non vantaggioso. Ma si sa i comuni cercano sempre nuovi accordi e riscrivono con lo Stato le convenzioni tanto più se non hanno scadenze, come in questo caso, cambiano i governi e si è in una posizione di forza (i comuni non hanno competenze di scuola superiore). Il Comune di Bologna però non aggiorna la propria come fanno altri e continua a spendere sue risorse.

Invece per recuperare fondi per la propria città e destinarli a spese utili ecco il piano di accordo sullo stesso tema stipulato dal sindaco di Firenze Matteo Renzi con il Ministero dell’Istruzione. Nel 2011 Renzi cede allo Stato, con i relativi costi, le scuola medie superiori Da Vinci, anticamente scuola comunale e di cui il Comune pagava il personale. (Guarda i documenti)

Il Comune di Bologna non segue però questa strada. Ma se lo facesse potrebbe recuperare gli ‘ultimi’ 8 milioni pagati nel 2011 e ben altri 11 milioni dei 33 con i quali paga le scuole d’infanzia (solitamente si fanno accordi per la statalizzazione del 30% di questo tipo di spesa). Da questo si comprende che ci sarebbero risorse disponibili sia per le scuole paritarie che per le cosiddette pubbliche e il Referendum uno scontro e una spesa basato su una mancanza economica che in realtà non c’è. Ma intanto si vota e si spende.

aldini costi 2

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