Cosa nasconde il masso che interrompe la strada di Aquara nel salernitano


di Antonio Amorosi a pag 11 de LA VERITA’ del 6 maggio 2017

L’inamovibile masso sulla strada piace ai media e fa ricco qualcuno

Una pietra preziosa è per sempre. Ma in questo caso non è un diamante. E’ il masso che in tanti hanno dimenticato. Quello che blocca, al centro della carreggiata, la strada provinciale 12 degli Alburni, in Cilento (Sa), nel Comune di Aquara, tra i centri di Castelcivita e Ottati, e che dopo un anno fece scalpore.
Ma a distanza di quasi due il masso è ancora lì, avvolto da una rete arancione per cantieri. Non si è mosso di un millimetro con auto, camion e moto che gli sfrecciano intorno tutti i giorni. Una storia che per molti versi non quadra. «Le tv ci facevano mettere in posa con in mano qualche sasso», racconta Vito, abitante della zona «come se fossimo stati gli Zulu appena scoperti dalla civiltà. E noi che ci siamo prestati, pur di farlo rimuovere, a due anni ce lo ritroviamo ancora lì. I Borboni avrebbero fatto meglio».


Il racconto della storia appare la prima volta sul Corriere della Sera con Sergio Rizzo il 18 agosto 2016, ad un anno di distanza dall’apparizione sulla carreggiata. Il masso, che pesa un decina di quintali, sarebbe caduto sulla strada dal costone roccioso antistante e alto 250 metri. Lo scandalo è che nessuno lo rimuove. Non le ruspe del Comune, perché la strada è provinciale, né i mezzi della Provincia che preferisce chiudere il tratto, per metterlo in sicurezza, commissionando uno studio geodinamico (costo 37000 euro) e un progetto strutturale (costo «un milione e mezzo», scrive Rizzo) chiedendo risorse alla Regione Campania.
Il traffico viene deviato su un percorso alternativo lungo, tortuoso e disagevole. La strada infatti sarebbe chiusa. Ma la gente supera lo scenografico blocco, un cartello a lato della carreggiata, per raggiungere i grandi centri urbani in cui si lavora. Per giorni la storia, con varie sfumature di indignazione, viene riprodotta da giornali e televisioni e finisce al centro di manifestazioni di dissenso. E chi esterrefatto chiede di rimuovere il masso si sente rispondere dalle istituzioni locali, come dal responsabile viabilità e trasporti della Provincia Domenico Ranesi, che il problema è un altro: «Se fosse il masso lo avremmo rimosso in pochi secondi ma il problema è come facciamo a mettere in sicurezza la strada!? Se lo rimuoviamo e ne cade un altro potrebbe anche uccidere una scolaresca in un pulman». Ma già ci passano! Presto per i grandi media la notizia scivola nel polpettone giornaliero delle news che raccontano la nostra bella e surreale Italia e la storia finisce lì.

 
In molti però iniziano a pensare che dietro il masso dimenticato si nasconda qualcosa, come racconta uno storico cronista salernitano, l’ex direttore del settimanale Unico, Oreste Mottola di Altavilla Silentina.
«Sono stato più volte sul posto e non riuscivo a capacitarmi del perché non lo rimuovessero», racconta Mottola, «quando mi ha avvicinato un signore. “Guardi bene il selciato”, mi ha sussurrato ridendo. “Se un masso di quelle tonnellate fosse caduto da 100, 200 metri di altezza, come sostengono, avrebbe fatto dei buchi a terra, ma qui non c’è niente, è tutto intonso”». In effetti non c’è nulla. Nessun segno sull’asfalto né lungo la vegetazione della montagna. Vero è che in un anno, ora due, la vegetazione crescendo ha ricoperto quest’ultima. «L’uomo sosteneva» spiega Mottola, «molto convinto, che il masso fosse caduto da un camion che trasportava rocce, visto che qualche settimana prima la Provincia aveva finito di mettere in sicurezza il costone proprio a qualche metro dal masso».
C’è da aggiungere che in Campania quando si chiude una strada trafficata come la provinciale 12 si usano i new jersey in cemento, per evitare scavalcamenti. Qui no. C’è solo un segnale di divieto che indica la strada interrotta e un cartello. Tradotto per i campani: «Se vuoi avventurarti, passa, ma sappi che ti abbiamo segnalato il problema. Quindi la responsabilità non è più nostra».

 

La presenza del masso e il clamore mediatico che ha scatenato non possono che rafforzare la necessità di ulteriori interventi. E quindi denaro. La pietra «preziosa», non tanto per i carati ma per i fondi che attira, ha anche sollevato lo sdegno via Facebook di Flavio Briatore: «Vi sembra normale? Ma cosa fanno il sindaco, la Provincia, la Regione??? E’ una vergogna!! E’ la fotografia dell’incompetenza della classe politica e dirigenziale dell’Italia».
Quasi immediatamente gli risponde il presidente della Provincia, Giuseppe Canfora, che lo accusa «di non essere a conoscenza della pericolosità di quel costone alto circa 250 metri, che rischia di crollare da un momento all’altro» ma è d’accordo «sullo sfascio dello Stato […] le province purtroppo non hanno i soldi per intervenire. Cosa possiamo fare?» Le indagini geostrutturali sono state ultimate. Ora bisogna trovare le risorse, lievitate in un soffio a 3 milioni di euro. Il doppio di quelle previste inizialmente. E come nelle classiche storie italiane, dal dramma si è passati alla sceneggiata e poi alla farsa, per approdare ad un nuovo dramma: la manutenzione ordinaria di una montagna rischia di diventare la «realizzazione della Salerno-Reggio Calabria». E il masso è lì a ricordarcelo.

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