I CATTIVI PENSIERI DE L’INFORMAZIONE E CITTA’ DEL CAPO


E’ apparso oggi su L’Informazione di Bologna e sul sito di Radio Città del Capo un articolo che mi attribuisce azioni mai compiute. Ho chiesto loro una rettifica perché è falso quanto mi viene attribuito.

Il vostro articolo dell’11 febbraio 2011, dal titolo “Quel video che anticipa il corvo” a firma Silvesto Ramunno, mi cita impropriamente e mi attribuisce azioni che non ho mai compiuto. Oltretutto lo fa senza citare una fonte qualsiasi e comparando una denuncia che feci alla magistratura con una dossier anonimo.  Descrive il sistema illegale col quale consiglieri comunali e assessori del Comune di Bologna assegnavano le case popolari del Comune aggirando le graduatorie (dal 1986 al 2004) come un sistema lecito. Sostiene poi con ammiccamenti che io avrei “messo in giro”dei documenti a riguardo.

Forse le questioni intorno a cui giriamo da anni sono sempre le stesse. Per la classe dirigente DS, ora PD, la legge non ha valore come per altri. Se per Berlusconi le intercettazioni sono prove, e sicuramente lo sono, per alcuni dirigenti del PD di Bologna non sono prove neanche gli atti illegali scritti di proprio pugno.

Ma come è possibile tutto questo?

Nel 2004, e successivamente, denunciai pubblicamente, alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti la pratica illegale, esercitata da una commissione composta da politici e istituita dal Comune di Bologna, di assegnare case popolari scavalcando le graduatorie. Ero stato appena nominato assessore nella giunta Cofferati. Mi era stato chiesto di presiederla. Abolii la commissione illegale in vigore durante le giunte Imbeni, Vitali, Guazzaloca e depositai pubblicamente gli atti in Procura (per lo più i documenti della commissione politica che illegalmente assegnava alloggi e gli atti del settore casa). Non mi risulta che in Italia una commissione di politici possa assegnare alloggi!

Era giusto farlo ed ero tenuto a farlo in quanto pubblico ufficiale a conoscenza di reati amministrativi e/o eventualmente penali commessi da amministratori. Nel 2006 mi dimisi perché i consiglieri di maggioranza e quelli di opposizione, entrambi presenti nelle commissioni che assegnavano illegalmente case del Comune, fecero una loro commissione di inchiesta sostenendo che non era mai successo niente. Cosa avrebbero mai potuto dire?:

“Sapete …abbiamo assegnato case a pittrici, ballerine, al figlio del dirigente comunale X. Nelle case del Comune vivono giornalisti, dirigenti e gente con 500000 euro di patrimonio  e 150000 euro di reddito… mentre i vecchietti nei primi posti delle graduatorie muoiono nei garage!”

Difficile che potessero sostenerlo alla luce del sole!

Se poi nelle case popolari oggi, grazie a un dossier anonimo, troviamo intere famiglie di politici, consiglieri comunali e affini la cosa non sorprende.

Acquisita quella conoscenza decisi che la mia esperienza di assessore era finita. Considerai l’esperienza Cofferati un raggiro perpetrato a danno di cittadini che anche in buona fede pensavano in un riscatto della classe dirigente che per tanti anni aveva gestito la cosa pubblica locale. Ed era poco credibile che a colpi di comparsate televisive come quelle di Cofferati, si potesse invertire una pratica così diffusa. Il livello di corruzione morale e clientelare sono così diffusi negli ambienti politici bolognese da andare ben al di là di ogni mia previsione. Io non volevo più avere a che fare con quella gente e mi sono dimesso nel 2006. La Procura della Repubblica di Bologna ha riconosciuto tempo dopo che la mia denuncia era fondata ma si è anche ritenuta non competente nel procedere, archiviando gli atti. Così come qualche anno dopo aveva archiviato in tutta fretta la prima denuncia del candidato Alfredo Cazzola sugli abusi commessi dal candidato sindaco Flavio Delbono che lo portarono alle dimissioni. Poi è cambiato il Procuratore capo e Delbono è stato rinviato a giudizio.

Gli atti pubblicati nel 2008 da Christian Abbondanza sul sito de La Casa della legalità (un ente nazionale indipendente che collabora con diverse forze dell’ordine del panorama italiano, occupandosi anche di trasparenza della Pubblica Amministrazione) mi risultano essere atti pubblici del Comune di Bologna, quindi pubblicabili.

Io non ho pubblicato alcunché sul mio sito o in rete.

Solo molto tempo dopo, nel 2010, mi è stata proposta da Abbondanza una collaborazione per la stesura del saggio “Tra la via Emilia e il clan” e che si occupa della feroce penetrazione della criminalità organizzata in Emilia Romagna, affrontando le connessioni esistenti tra politica e criminalità organizzata nella nostra regione. Un altro tema sempre eluso dalle cronache giornalistiche locali.

Come dicevo all’inizio forse le questioni intorno a cui giriamo da anni sono sempre le stesse. Esiste nel dossier anonimo, che gira da giorni in città, un riferimento alla mia denuncia. Molti giornali, troppo interessati al tempo a riportare le dichiarazioni dei politici incriminati, volutamente omisero le prove, i nomi e i cognomi. Oggi rimestano in un dossier anonimo che spiega un costume diffuso ma che potrebbe anche non avere riscontri penali.

Sappiamo però che per alcuni la legge non ha valore. E verità e potere non coincidono mai, aggiungerei come dice Roberto Saviano. Dispiace solo che un giornale come il vostro che dovrebbe essere libero dai luoghi comuni del potere della sinistra emiliana abbia in questo caso ingenuamente assorbito il marketing politico di quello stesso mondo.

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Lettera di diffida a Radio Città del Capo

Gentile redazione e gentile direttore Paolo Soglia buongiorno.

Ieri ho chiesto una formale rettifica in merito al servizio radio-giornalistico da voi mandato in onda e dal titolo Il video a “scoppio ritardato”.

Il servizio è stato pubblicato il 10.02.2011 sul vostro sito

http://radio.rcdc.it

all’indirizzo http://radio.rcdc.it/archives/il-video-a-scoppio-ritardato-71336/#more-71336

Nell’articolo mi si attribuiscono azione mai compiute come quella di aver “raccolto un intero dossier su Claudio Mazzanti” e si sostiene pure che “miei fogli pieni di dati personali” siano stati pubblicati sul sito di un blogger genovese “mio amico”.

Ho presentato una formale denuncia, nel 2004 e nel 2006, alla Procura della Repubblica e successivamente alla Corte dei Conti in merito alle assegnazioni illegali delle case popolari del Comune di Bologna.  Non ho pubblicato né in rete né sul mio sito, www.antonioamorosi.it, gli atti che mi si attribuiscono nel vostro servizio. In merito a quella denuncia non ho raccolto alcun dossier su persone, tanto meno Claudio Mazzanti, ma presentato una denuncia circostanziata sulla commissione casa composta da consiglieri comunali e assessori che in deroga alle graduatorie assegnavano alloggi popolari del Comune di Bologna (oltretutto mi risulta che il Mazzanti non sia mai stato né consigliere né assessore). Mi sembra poi scorretto da parte vostra alludere ammiccando a miei rapporti amicali con il presidente della Casa della Legalità Christian Abbondanza come prova di un mio possibile reato o di un comportamento omissivo o poco etico. Rapporti inoltre che si sono sviluppati solo molto dopo i fatti da voi citati e nella stesura nel 2010 del libro “Tra la via Emilia e il clan” che si occupa di illegalità e criminalità organizzata in Emilia Romagna.

La frasi da voi utilizzate nel servizio sono qui riportate per esteso.

Infine una curiosità. C’è un intero dossier* su Claudio Mazzanti e la sua famiglia che è in rete da tempo. Sono i documenti raccolti dall’ex assessore Antonio Amorosi per comporre il suo dossier sull’assegnazione delle case popolari del comune. I fogli sono pieni di dati personali (alla faccia della privacy…) e sono pubblicati sul sito di un blogger genovese amico di Amorosi, “casa della legalità”.
Ancora un’altra curiosità: il nome di Antonio Amorosi, lo ricordiamo,  è citato dal “corvo” del dossier anonimo nel capitolo relativo a Mazzanti: “La famiglia Mazzanti occupa due case ACER mentre i poveracci sono indietro nella graduatoria per l’assegnazione – dice l’anonimo –
Per aver detto queste cose l’Assessore alla casa Antonio Amorosi viene sfiduciato da Cofferati, ma non viene mai querelato da Mazzanti…”

Sia nelle telefonate che si sono svolte nella giornate di ieri, sia durante la mia interlocuzione con richiesta di rettifica si è assunta la paternità del servizio radio giornalistico la vostra collaboratrice Giusi Marcante (con la quale ho parlato).

Appurato che né dopo comunicazione a voce né dopo avervi mandato una mail con richiesta di rettifica, è stata fatto alcunché, vi diffido formalmente dall’attribuirmi azioni mai compiute e notizie false. Lo stesso dicasi per la pagina web in oggetto non rettificata e che mi accusa con affermazioni false e offensive.

In attesa di una vostra eventuale rettifica mi vedo mal volentieri a trovare altre vie di fatto per difendermi da queste calunnie. Vi comunico in questa sede che alla seguente mail seguirà raccomandata con ricevuta di ritorno.

Antonio Amorosi

2commenti
  1. Cristoforo

    11 febbraio 2011 at 22:25

    Un dato sicuramente rilevante è legato all’utilizzo della carta stampata in questa vicenda .
    Se biasimevole è il dossieraggio anonimo altrettanto biasimevole è accostare il nome di chi ha avuto la dignità di assumere le distanze dal “sistema” bologna denunciando una clientela impunita e spregiudicata e addirittura premurandosi di firmare gli atti di denuncia col proprio nome.
    Alla fine, la sola forma di anonimato è quella della Stampa che oggi soltanto scopre gli esiti drammatici delle indagini sulle case popolari sollevate da Antonio Amorosi e fatte abortire sul nascere da un asse politico – giudiziario che ha consegnato per oltre un decennio la città alla suburra amministrativa.
    E cosa fa la Stampa ? Dice ai bolognesi che fu Amorosi a inaugurare con le sue denunce la stagione dei veleni , fu Amorosi a scagliare il sasso nello stagno (mostrando la mano..pero’)e dulcis in fundo fu Amorosi a disturbare la città della legge al ragu’ , la città dove si inviavano le missive che servivano ad apportare “correttivi” alle pubbliche amministrazioni anzichè a sottoporle al rigore della LEGGE e del DIRITTO.
    Ci ha raccontato la Stampa di una società edulcorata , di un surrogato di società civile , ad uso e consumo di cittadini ignari .
    Allora dove sono questi reporter ? queste penne impavide ? Chi la racconta questa città di “massonerie” ai bolognesi ?
    Nelle parole di una firma del Carlino si coglie addirittura il rimpianto per quel tepore cosi’ rassicurante e lontano dai veleni, quel tepore puzzolente che ti rassicurava e non ti faceva pensare a niente .
    Era la città del c’è DEL BONO a Bologna che campeggiava sui manifesti elettorali e sulla stampa delle bugie .
    Amorosi non ci ha mai creduto e noi con lui .

    Rispondi
  2. Cristoforo

    12 febbraio 2011 at 07:51

    Replica del giornalista Ramunno da L’Informazione del 12.02.2010
    “Le valutazioni politiche appartengono ad Amorosi,che se ne assume la responsabilità.Quanto al nostro articolo, l’unica cosa che Amorosi smentisce è di aver pubblicato lui le carte. Ne prendiamo atto: le ha pubblicate un sito gestito da una persona con la quale collabora.Abbiamo solo fatto notare un elemento, senza comparare nulla, senza ammiccamenti,senza voler tornare sulla vicenda della sua denuncia, senza dare colpe a nessuno. Il punto è questo: in una parte del dossier anonimo vengono citate le stesse cose contenute nelle carte pubblicate da Abbondanza, le stesse contenute nella video intervista a
    Claudio Mazzanti di Giovanni Favia. Abbondanza e Favia sono, o sono stati, in qualche modo legati all’ex assessore. Nient’altro. Poi,come dice Amorosi, le carte sono pubbliche, tutti le possono
    vedere e non da oggi.
    Ci resta una domanda: come mai una mail di un funzionario dell’Acer, indirizzata ad Amorosi quando era assessore, è finita nelle carte pubblicate da Abbondanza? Dovrebbe preoccupare tutti la presenza di
    qualcuno in grado di mettere le mani sulla corrispondenza degli assessori. (sr)
    Sin qui la replica del giornalista Silvestro Ramunno alla precisazione di Antonio Amorosi . Dice “di prendere atto” lasciando presagire chiaramente di aver tratto delle conclusioni . E ci dice finalmente una verità : Non vuole tornare sulla denuncia di Amorosi . Eccola la notizia . Non vuole tornare sul luogo del delitto per il fatto che li’ non è prudente tornarci. Meglio non farsi vedere li’ neanche nei paraggi .
    Una coda al veleno chiude la chiosa del giornalista che si scopre investigatore e che ha già trovato il colpevole. Un’accostamento poliziesco chiude il cerchio su Amorosi : conosce Favia e Abbondanza e un giorno entrambi hanno parlato o pubblicato o scritto di quei fatti.
    Mi pare una prova formidabile .Nel 600 Amorosi , su tali basi ,sarebbe finito al rogo ma siamo nel frattempo già stati sulla luna , Signor Ramunno, c’è stato Beccaria ,l’Illuminismo , la Costituzione,la promulgazione di Codici etc.etc.
    Insomma un esempio clamoroso di giornalismo investigativo. Si , ma i fatti dove sono ? Ramunno ha già trovato l’assassino dunque
    Pero’ nulla scrive sul dispositivo del PM Caleca che archivio’ l’indagine sulle case popolari ,NON VUOLE TORNARCI, neppure un secondo su quanto è scritto in quell’atto che pure è pubblicato . Troppo pesante , troppo pericoloso , troppo ingombrante . E troppo imbarazzante per non aver avuto un seguito giudiziario . Perchè Signor Ramunno ? Ce lo dica lei il perchè di tutto questo .
    Non vuole tornarci . Ma intanto lancia una nuova illazione : una mail galeotta , altra prova di reità .
    Nel sito del PD bolognese si legge di un appuntamento dell’anno 2008 :”Atmosfera intima e calda, da vecchia sezione del partito, quella che si respira nella serata di lunedì 7 aprile al Circolo Murri, dove si danno appuntamento Andrea De Maria, Segretario PD di Bologna, e due dei candidati PD per l’Emilia-Romagna alla Camera e al Senato, rispettivamente Pierluigi Castagnetti e Antonio La Forgia. A condurre la conversazione, davanti a una trentina di militanti, c’è Silvestro Ramunno, giornalista del Il Domani di Bologna. Fiducia e ottimismo sono le parole d’ordine che rimbalzano tra gli ospiti che, a cinque giorni dal voto, rinnovano la scossa alla platea scandendo a più riprese lo slogan veltroniano ‘si può fare’, davvero.”
    Atmosfera intima e calda da vecchio partito scrive il sito del PD . Da vecchio partito giustappunto. Intimo e caldo , Signor Ramunno,dura da spiegare a chi attendeva una casa popolare e moriva in un garage all’addiaccio.
    Ma lei non puo’ tornarci su…..

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